Dopo circa sei ore di sonno malgrado una fatica in corpo assurda perché un matrimonio è uno sforzo fisico che senti nelle braccia, nelle gambe, nel collo e nella schiena, eccomi di nuovo in pista. Prima cosa, seconda se si conta la pisciatina: svuotare le schede delle macchine foto e mettere sotto carica le batterie che non avevo potuto caricare la notte prima.
Colazione, sacco in spalla e via.
Nonostante tutto esco in ritardo, così sono costretto a prendere la A14 e salutiamo otto euro di autostrada. Ma meno male perché a Asnières trovare parcheggio è una follia. Abbandono la macchina per disperazione all'italiana quasi in piena curva, sicuro di trovarmi un papillon al ritorno.
Ecco. Il salto rispetto al matrimonio della sera prima è inimmaginabile. Venerdì era il trionfo del culone danzante, oggi sembra di essere ad Ascot il giorno del gran premio. Lo sposo in frac con la coda, le dame elegantissime, con cappellini in tinta col vestito, io in jeans.
Lo sposo sembra Tony Blair tra una ventina d'anni. Potrebbe averne anche ottanta, boh, va' a capire ma è veramente un tipo di una classe assoluta. La chiesetta, una cappella in compartecipazione con la chiesa ortodossa, è carina, sembra una di quelle chiesette a navata unica dei film inglesi, con molto legno per terra e sui muri, colori rossastri e bianchi, molta luce, insomma, abbastanza. Decido di non usare il flash, speriamo bene. Abbasso anche la temperatura delle immagini perché quella luce calda giallastra secondo me non rende affatto lo spirito che si percepisce.
Ben presto infatti capisco di essere atterrato in mezzo a degli invasati. Mai vista una roba del genere ma manco in Italia. Mai visto un prete baciare un foglio di carta A4 con su stampate delle robe del vangelo. O l'espressione beata che hanno solo le pazze invasate della cantante (bella voce però). Il massimo credo che fosse la famiglia che si occupava di suonare: il padre la tromba, il figlio maggiore il trombone, la figlia piccola il corno e il mezzano il violoncello. Loro e la mamma avevano una faccia così brutta imbronciata che davvero ho pensato che nascere poveri non è automaticamente sinonimo di disgrazia.
Comunque, cazzi loro. Io son lì per far foto e devo dire che credo di averne prese di belle.
Ci son tre preti: il pazzo invasato titolare e uno che sembra Dylan Dog castano (e mi chiedo che cazzo ci faccia un tipo così a fare il prete) con un tono di voce impostato e sprezzante che mi faceva voglia di tirargli in faccia qualcosa: insomma, un ricchione, dai a contendersi la scena a gomitate. E poi un frate che si faceva abbastanza i cazzi suoi.
Qualche foto carina l'ho presa sul sagrato, anche se ho perso il momento preciso dell'uscita ma son rimasti talmente tanto tempo davanti al portone che insomma credo di aver recuperato.
Figa: niente. Ce n'è una carina ma sembra una principessa, vestita in maniera elegantissima ma da vecchia, una roba che ti fa passare ogni fantasia.
Poi siamo andati a casa di uno. Qui ho trovato CH, la tipa che mi fa fare di tanto in tanto dei tema building. Classica villa di città stile piuttosto liberty con un piccolo giardinetto dietro. Una casa che potrebbe essere usata come location per un romanzo di FS Fitzgerald.
Vabbè. Il buffet è buono ma scarsino eh? Potevate sforzarvi un po' di più.
Capto brandelli di conversazioni: "Abito in una bellissima casa nel XVII", "...investimenti da un milione di euro..." eccetera.
Sbircio la disposizione dei tavoli: un sacco di nobili. In particolare una famiglia credo che prenda un buon terzo dei posti disponibili.
Come portatovagliolo c'è un foglio semicircolare con un versetto del vangelo.
Credo che non mi sarei fermato a pranzo manco se mi avessero supplicato in ginocchio.
Quando arriva il momento di mettersi a tavola (e ci mettono una vita, porca troia, io che non aspettavo altro per andarmene) si fermano ancora un attimo a cantare un inno di ringraziamento al padreterno.
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